Emergenza Coronavirus: il nostro sole tramonta per rinascere

Non esiste una sola realtà, ma tante quanti sono i punti di vista. Non esistono punti di vista giusti o sbagliati, ognuno ha il suo; esistono, però, prospettive utili e supportive e prospettive disfattiste e annichilenti. Ognuno può costruire il suo punto di vista in linea con il proprio modo di vivere.

La condizione di quarantena può essere una buona occasione per allenare l’empatia, per imparare a “mettersi nei panni dell’altro”, ad essere più altruisti, a negoziare per riuscire a mantenere un equilibrio familiare.

E quando invece le persone care sono lontane? In questo caso, il lato positivo è il sentimento di attesa. L’attesa determina aspettativa, progettazione, idealizzazione. Si genera il pensiero di ciò che sarà, si alimenta l’immaginazione. Sperimentando la lontananza, si mettono alla prova i propri sentimenti; quelli solidi sono destinati a rafforzarsi.

La quarantena ci può far riscoprire anche la bellezza dell’ordinario. Impareremo a stupirci dell’ovvio e del valore delle piccole cose. Riscopriremo l’importanza della salute, che si tende spesso a dimenticare.

Può essere il momento giusto per maturare la consapevolezza di quali sono i comportamenti corretti e quali quelli sbagliati nei confronti delle altre persone, del nostro pianeta e della natura. L’informazione esiste, ma la consapevolezza è qualcosa di più forte e pregnante, qualcosa che può davvero orientare i comportamenti.

Lo stato di emergenza determina sentimenti di impotenza e di incertezza, ai quali si può reagire progettando. Usa la creatività, poniti nella dimensione del futuro.

Condividiamo questa situazione con le persone a noi vicine, con quelle lontane ed anche con quelle che nemmeno conosciamo. Lo stato di quarantena spinge all’inclusione, emerge l’impulso delle persone ad unirsi, nessuno di noi è solo, facciamo tutti parte di una grandissima famiglia. Aumenta il senso di appartenenza e di sostegno sociale.

Chi fortunatamente non deve affrontare la malattia dovrebbe vivere la quarantena investendo al meglio il suo tempo. “Al meglio” non si traduce necessariamente in “produttività”. Alle nostre spalle abbiamo lasciato una vita frenetica che puntava a massimizzare il profitto ad ogni costo. Il profitto può essere inteso in termini lavorativi, di performance sportive o accademiche, molti di noi puntano alla massima efficienza. Dimentichiamo di essere, prima di agire.

Le priorità della vita nell’era moderna sono tante. La quarantena ci costringe a volgere lo sguardo solo all’essenziale, che spesso è di difficile accesso. “L’essenziale è invisibile agli occhi” ripeté il piccolo principe, ”è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Questo è il tempo di coltivare nuove rose.

Accettare la realtà è indispensabile per poter andare avanti.

“Quando finirà la pandemia di Coronavirus, alcuni non vorranno più tornare alla propria vita precedente“, scrive David Grossman, il celebre scrittore israeliano in una lettera pubblicata sulla rivista Haaretz. Alcuni lasceranno il lavoro che per anni li ha soffocati e repressi, altri decideranno di lasciare la propria famiglia o separarsi dal proprio partner, alcuni “usciranno dall’armadio”, alcuni inizieranno a credere in Dio ed altri magari rinunceranno alla propria fede. Molte persone si troveranno di fronte ad un bivio: far nascere una nuova vita oppure astenersi dal farlo. La consapevolezza della brevità e della fragilità della vita spingerà, mi auguro, uomini e donne a stabilire un nuovo ordine di priorità, ad insistere di più nel distinguere il grano dalla paglia e a capire che il tempo, non il denaro, è la nostra risorsa più preziosa. Alcuni rifletteranno per la prima volta sulle decisioni prese in passato, su ciò che hanno lasciato, sui compromessi che hanno fatto, sugli amori che non hanno osato amare e sulle vite che non hanno osato vivere. Uomini e donne si chiederanno perché hanno sprecato i propri giorni con relazioni che rendono la loro vita una sofferenza. Ci saranno anche persone alle quali il proprio credo politico sembrerà improvvisamente sbagliato, basato solamente su paure o valori disintegrati nel corso dell’epidemia. Forse alcuni metteranno improvvisamente in dubbio i motivi che hanno indotto la loro nazione a combattere il nemico per generazioni, forse vivere un’esperienza umana di tale entità indurrà le persone a respingere atteggiamenti che promuovono la separazione, la xenofobia e l’autosufficienza. L’immaginazione non può solo tentare di vedere il destino, può anche sostenere la libertà della mente. Dobbiamo essere capaci di immaginare una situazione migliore. Solo così è possibile sperare che, quando la pandemia finirà e l’aria si riempirà di sentimenti di guarigione e ripresa, uno spirito diverso pervaderà l’umanità: uno spirito di semplicità e di nuova genuinità. Le persone, ad esempio, potrebbero iniziare a rivelare segnali coinvolgenti d’innocenza, non più contaminati dal cinismo, togliendoci di dosso strati di avidità e di “grasso” (l’abbondanza è diventata un eccesso che ha già cominciato a soffocarci). Siamo un tessuto umano infetto già da tempo. Forse i media, la cui presenza è quasi totale nello scrivere la storia della nostra vita e della nostra epoca, si chiederanno quale sia stato il loro ruolo nel generare e alimentare il sentimento di disgusto generale in cui ci trovavamo impantanati prima della pandemia. Non parlo della stampa seria, investigativa e coraggiosa, bensì dei “mass media”, che da tempo si sono trasformati da media mirati alle masse a media che trasformano gli esseri umani in una massa.

Nascere non basta.                                                                                  È per rinascere che siamo nati.                                                          Ogni giorno.                                                                                                         (Pablo Neruda)

                                                                           

Bibliografia

                                                                                                                    Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Bompiani, 2000, 122, Bregoli B.N.

Grossman V., Tutto scorre, Adelphi, 2010, 229, Venturi G.

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