Coronavirus: la teoria del cigno nero e il ruolo dell’intuizione

In finanza si parla di “cigno nero” per indicare un evento raro, inatteso, improbabile, imprevedibile e dagli effetti dirompenti. Oggi questa espressione è di uso comune grazie al libro di Taleb Nassim “Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita”, ma l’origine si deve al poeta latino Giovenale, che usava l’espressione “cigno nero” per indicare un evento impossibile (“Rara avis in terris, nigroque simillima cygno”, ovvero “uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero”). Questa frase è stata vera per molti secoli, finché nei primi del Novecento un gruppo di esploratori britannici ha scoperto il Chenopis Atrata, un pennuto della famiglia dei cigni totalmente nero, che vive nei fiumi australiani e neozelandesi. Le persone affermano che tutti i cigni sono bianchi per mezzo della propria e altrui esperienza. Non aver mai visto un cigno nero, però, non ne esclude l’esistenza. L’abbattimento delle Torri Gemelle e l’Emergenza Coronavirus sono sicuramente esempi evidenti dei cosiddetti “cigni neri”: eventi ritenuti impossibili, ai limiti dell’assurdo, che causano confusione e caos, imponendoci una rilettura del fenomeno secondo fili rossi del destino ancora mai considerati.

Il periodo di quarantena che stiamo vivendo potrebbe essere paragonato ad un fenomeno psicologico.

Tutti noi abbiamo delle questioni da risolvere. Qui ci concentreremo su una modalità di risoluzione dei problemi sintetica, creativa ed intuitiva: l’insight. L’insight è letteralmente una “visione interna”, il cosiddetto “lampo di genio”, un’intuizione immediata ed improvvisa, che ci colpisce in un momento in cui siamo occupati in qualcosa che apparentemente non ha nulla a che vedere con il nostro problema.

Wolfgang Kohler, uno psicologo tedesco, condusse alcune ricerche in merito alle capacità di risolvere i problemi dei primati (in particolare scimpanzé). Egli poggiò una banana di fronte alla gabbia di uno scimpanzé per studiare il suo comportamento di “problem solving”: inizialmente l’animale si agitò e cercò di raggiungerla invano con l’uso del suo corpo; successivamente esplorò l’ambiente circostante e gli oggetti a sua disposizione nella gabbia e tentò di raggiungerla, sempre invano, tramite essi; infine si fermò, dando l’impressione di aver desistito dall’impresa. Dopo un po’ di tempo, però, lo scimpanzé incastrò tra loro due bastoni già presenti nella gabbia in modo da costruirne uno più lungo, raggiungendo quindi la banana e gustando finalmente il suo pranzo. L’intuizione caratteristica dell’insight consiste proprio nella riconfigurazione degli elementi del problema: in questo caso, degli elementi già presenti nel quadro della situazione (i due bastoni corti nella gabbia dello scimpanzé), fino a quel momento tra loro scollegati, vengono pensati in modo diverso e collegati, andando a configurare qualcosa di nuovo (un solo bastone lungo, utile per raggiungere la banana).

La fase di apparente distrazione dalla questione che ci preoccupa, così come la fase di rilassamento dello scimpanzé in cui esso sembrava aver rinunciato alla sfida, è in realtà indispensabile affinché si raggiunga la nuova organizzazione degli elementi del problema.

Penso anche alla pratica agricola di lasciare il campo “a maggese”: questa pratica, che anticamente iniziava in maggio, prevede un periodo durante il quale il campo, dopo esser stato coltivato e raccolto, viene lasciato a riposo per restituirgli fertilità. Tale beneficio deriva da un’apparente inattività del campo.

Albert Einstein aveva le sue maggiori intuizioni quando suonava il violino, mentre Isaac Newton ebbe l’illuminazione sulla gravitazione universale in un giorno in cui era stanco ed assonnato.

Un’altra leggenda scientifica sull'”Eureka” è quella che dà origine alle neuroscienze: una Domenica di Pasqua del 1921 il farmacologo Otto Loewi immaginò in sogno un esperimento che avrebbe potuto dimostrare definitivamente la natura chimica del trasferimento degli impulsi nervosi, e svegliatosi, ne appuntò i dettagli prima di ripiombare nel sonno; 13 anni più tardi la scoperta effettuata con quell’esperimento gli valse il premio Nobel.

Una delle scoperte più importanti di Nikola Tesla, invece, il motore asincrono, gli arrivò alla mente di colpo nel 1881, mentre passeggiava in un parco di Budapest con un amico; lo scienziato si fermò improvvisamente e iniziò a disegnare i diagrammi del “suo” motore nella terra del parco, utilizzando il suo bastone da passeggio.

A tutti sarà capitato di avere avuto un problema e di non essere stati capaci di risolverlo, ma poi, in un momento in cui si era distratti, si stava facendo una doccia o si stava sognando, improvvisamente è stata trovata la soluzione a quel problema, che non è necessariamente un’intuizione scientifica.

Tutto ciò può essere metaforicamente trasposto alla nostra condizione attuale. Questa fase di “rilassamento” è dunque in realtà una fase necessaria ad una riorganizzazione degli elementi dei nostri precedenti problemi, una fase che renderà la nostra mente fertile al cambiamento.

Nessuna parola sarà mai efficace come una pausa al momento giusto. Anche i grandi geni della Storia erano soliti farlo: chi suonava il violino, chi passeggiava, chi stava sognando…

Tutti noi avremo le nostre intuizioni e ridaremo luce ai nostri oscuri dubbi e preoccupazioni.

La realtà, e non un sogno, sarà stata stimolo per far emergere il meglio di noi.       

 

Bibliografia                                                                                                         

Taleb N.N., Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita, Il Saggiatore, 2008, 379, E. Nifosi

Kohler W., L’intelligenza nelle scimmie antropoidi, Giunti Editore, 2009, 152, G. Petter

Wootton D., La scintilla della creazione. Come le invenzioni dell’uomo hanno trasformato il mondo, Il Saggiatore, 2016, 872, Gorla V.

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